venerdì, giugno 30, 2006

Venus' Tic

Un paio di tratte in treno di un'ora ciascuna hanno prodotto queste letture.
Metà di "Venus Drive" di Sam Lipsyte e tutto "Scrivere è un tic" di Francesco Piccolo. Era, evidentemente un Minimum Fax day e I am ok with it.
Avrei, invero, potuto leggere "Sostiene Pereira" che avevo nello zaino, ma che non è riuscito a trovare la sua strada fino ai miei occhi. Il suo turno arriverà, è già stato deciso e comunque si tratterebbe di una rilettura bella a buona.
Comunque, delle due letture di ieri, che dire?
"Scrivere è un tic" è carino, niente di trascendentale, di libri sul genere ne ho già letti altri di migliori. E' simpatico, ha dalla sua una certa forza emotiva, che probabilemente nasce dallo stato d'animo dello scrittore. Ah, piccola precisazione. Piccolo ha composto questo libro ritracciando qua e là dei frammenti di scrittori che parlano della propria scrittura. E' una sorta di compendio che spiega il metodo di lavoro che alcuni di loro hanno. Per inciso, alcune cose già le sapevo, e altre mi mancavano, ma quello che ho capito, è che sotto alle parole scritte, c'era la volontà di Piccolo di emergere, di dare una giustificazione alle masse di ciò che stava cercando di diventare. uno scrittore.

Poi c'è "Venus Drive". Libro di racconti, ne ho letto una metà, saranno cinque racconti in tutto. Parlano tutti di persone messe male, drogati che si sparano in vena le ceneri della madre, bambine che pattinano negli obitori e giovani rivoluzionari sbiellati. Ho avuto l'impressioni che fosse tutta roba già letta. E' come se Lipsyte avesse preso Carver e lo avesse e filtrato attraverso Palahniuk o Saunders.
Delle storie che ho letto non c'é n'è una che mi sia piaciuta del tutto. Mi sono piaciute a pezzi, ma va bene così. Non ho avuto una corrispondenza di amorosi sensi con nessuna di esse, spero nella prossima metà del libro.
In conclusione, le due lettura da viaggio non sono state un granché, anche se devo dire che, nel caso di "Scrivere è un tic" un paio di sorrisetti mi sono scappati, soprattutto nei momenti in cui dicevo: ma dai, anche io mi sentivo così!
Non so se mi sento di consigliarli, forse no, credo ci sia di meglio. Leggetevi Carver, tanto per dirne uno, o "lettere ad un aspirante scrittore" di Vargas Llosa tanto per restare sul tema della scrittura.
P.s Non venitemi a rompere il cazzo dicendo che non ho capito niente di questo o quel libro, che ho sbagliato analisi, che sono ignorante o menate del genere. Ho espresso un'opinione personale. Se proprio volete dirmi che non ho capito un cazzo, me lo dite con cortesia, motivando la vostra idea e dicendomi perché dovrei reputare i due libri dei capolavori che cambieranno il modo di vedere la letteratura in questo e nel prossimo millennio.
Poi, se mi avrete convinto scriverò un post dicendo di essere una persona priva di gusto e ringraziandovi di avermi fatto vedere la luce.
Altrimenti, amen, amici come prima.