[E]sperimentazioni

venerdì, luglio 28, 2006

Quante cose si possono dire partendo da una canzone

Se vi è capitato, in uno di questi pomeriggi scandalosamente afosi e bruciati dal sole di sintonizzarvi su Mtv o Allmusic, magari vi sarà anche capitato di vedere un video assurdo con gente che si fa la guerra in un supermercato tirandosi dietro pesci morti, pomodori, carta igienica e generi di prima necessità di ogni tipo.
Io ho visto il video e ho pensato: che cazzata.
Ho visto la ragazza che canta la canzone e ho pensato: questa ragazza ha dei lineamenti davvero strani.
Poi ho iniziato ad ascoltare il suo album e ho scoperto che la ragassa (sì sì, le esse sono volute) ci sa fare. Oh, sia chiaro, non mi sentirete dire che è la nuova Tori Amos (della vecchia ne abbiamo ancora) o la nuova madonna (questa non ha ancora iniziato a spogliarsi), però vi posso dire che il suo è un album davvero godibile.
Ci ho scorto dentro rimandi a Tori Amos (per l'appunto) a Natalie imbruglia (e questo potrebbe non andare a suo vantaggio) e a Aimee Mann (direi che le farei puntare verso questa direzione). In alcuni momenti ho avuto l'impressione che il suo stile fosse qualcosa di già sentito, ma, lontano dal darmi fastidio, la cosa mi ha procurato un senso di sicurezza uditiva. Fattostà che ora l'album "Fires" di Nerina Pallot sta girando a rotazione sul mio Ipod.
Probabilmente la faranno diventare il nuovo fenomeno musicale usa e getta, probabilmente ci verranno ad imbottire con pubblicità nelle quali spicca la frase "finalmente la nuova principessa del pop è arrivata" oppure "La cantante che sta facendo impazzire l'america" e bla bla bla.
Ora, di reginette, principesse, matrigne e compagnia bella del pop ne abbiamo una a settimana. La scorsa settimana c'era Lyly Allen (allucinante come nella pubblicità del disco, alla fine esca scritto: su CD, internet e Telefonini...Telefonini!!!!!), chi ci sarà nella prossima?
Seconda cosa: per far impazzire l'America ci vuole ben poco. Stanno ancora cercando di trovare una ragione di vivere al Segway. L'America è pazza di suo e continua a sfornare miti a raffica. Quindi, siamo sommersi da una frotta di miti generati da una nazione pazza. Mah.
Qui sotto c'è il testo della canzone del supermercato, magari vi interessa.

Update: Nerina Pallot è inglese. Vabbè, cambia poco :-)

Everybody is going to war - Nerina Pallot

I've got a friend, he's a pure-bred killing machine,
He says he's waited his whole dam life for this,
I knew him well when he was seventeen,
Now he's a man; he'll be dead by Christmas.

And so...
Everybody's going to war,
But we don't know what we're fighting for,
Don't tell me it's a worthy cause,
No cause could be so worthy.

If love is a drug, then I guess we're all sober,
If hope is a song then I guess it's all over,
How to have faith, when faith is a crime?
I don't want to die...
If God's on our side, then God is a joker,
Asleep on the job, his children fall over,
Running out through the door and straight to the sky,
I don't want to die...

For every man who wants to rule the world,
There'll be a man who just wants to be free,
What do we learn but what should not be learnt?
Too late to find a cure for this disease.

And so...
Everybody's going to war,
But we don't know what we're fighting for,
Don't tell me it's a worthy cause,
No cause could be so worthy.

If love is a drug, I guess we're all sober,
If hope is a song, I guess it's all over,
How to have faith, when faith is a crime?
I don't want to die...
If God's on our side, then God is a joker,
Asleep on the job, his children fall over,
Running out through the door, and straight to the sky,
I don't want to die...
I-I-I-I don't want to die,
I-I don't want to die...

And so...
Everybody's going to war,
But we don't know what we're fighting for,
Don't tell me it's a worthy cause,
No cause could be so worthy.

If love is a drug, I guess we're all sober,
If hope is a song, I guess it's all over,
How to have faith, when faith is a crime?
I don't want to die...
If God's on our side, then God is a joker,
Asleep on the job, his children fall over,
Running out through the door, and straight to the sky,
I don't want to die...
I-I-I-I don't want to die,
I-I don't want to die...


I've got a friend, he's a pure-bred killing machine,
I think he might be dead by Christmas...

mercoledì, luglio 26, 2006

Ditemi...

Non si può dire che la depressione sia passata, si può dire che gli ultimi giorni sono passati.
Sono stati giorni pieni, mi guardo alle spalle e mi accorgo che luglio è finito e che l'estate è ad un passo dall'essere cosa vecchia.
Mi auguro che il trapasso sia indolore.
Ditemi, vi prego, che la mia vita sarà migliore in futuro.

giovedì, luglio 20, 2006

Depressione

Qui posso scrivere davvero quello che voglio, tanto non passa un cazzo di nessuno.
Ho una giornata terribile. Ieri sera, complici il caldo e una festa a base di fuochi d'artificio da qualche parte vicino a casa, non sono riuscito a dormire. Questa mattina quando è suonata la sveglia (e la sveglia suona davvero presto) volevo seppellirmi.
Adesso ho le scatole girate, sto male per il caldo, poi sono depresso. Non so, sono due giorni che non sto bene, ho strani pensieri per la testa, ho voglia di andarmene all'improvviso senza dire niente a nessuno. Ho bisogno di una vacanza, ma una vacanza da solo, senza fidanzata o amici al seguito. Solo io.
Vorrei conoscere gente, parlare con la gente, imparare un po' da loro cos'è la vita.
In questi giorni ho messo a fuoco la mia paura di invecchiare. Si presentano le prime rughe e si mettono in moto i primi accorgimenti per farle retrocedere. I capelli diventano bianchi un po' per volta, e io mi sento come se fossi vecchio da sempre. Come se non fossi mai stato giovane in vita mia.

sabato, luglio 15, 2006

Il mondo nuovo - Neffa

D'estate mi capita di avere innamoramenti brevi. Di solito l'oggetto di questo amore è una canzone.
Il mondo nuovo di Neffa è il mio ultimo innamoramento.
Devo ancora capire cosa mi attrae di questa canzone. Se il testo, la musica o il video che vedo in rotazione su Allmusic.
Se lo capirò, magari ci scrivo su un post.

E' meglio una delusione vera di una gioia finta
Ma quando la delusione cresce la pressione aumenta
Sarà che la pioggia batte forte sulla mia finestra
Sarà che alla fine della notte mi chiedo cosa resta
Però poi arrivi tu ti siedi dove vuoi e butti giù
La mia malinconia di vivere e tutto sembra già
Possibile per me
Preso dentro al buio che avanza
Vieni tu a dare luce al mio giorno
Trascinato sotto dall'onda
Ho rincorso il mondo nuovo
La tua mano tesa mi è apparsa
E adesso sto risalendo
Per favore non fermarti ora
Mio padre ha visto il primo uomo andare sulla luna
E ora che è gia il futuro più nessuno se ne cura
Capita che mi sveglio all'alba quando l'aria è fresca
Pensando alle mie illusioni di un'estate ormai persa
Però poi arrivi tu ti siedi dove vuoi e butti giù
La mia malinconia di vivere e tutto sembra già
Possibile per me
Preso dentro al buio che avanza
Vieni tu a dare luce al mio giorno
Trascinato sotto dall'onda
Ho rincorso il mondo nuovo
La tua mano tesa mi è apparsa
E adesso sto risalendo
Per favore non fermarti ora
Quasi mille miglia più lontano io sono
Bella mia sogna fino a quando io tornerò
Preso dentro al buio che avanza
Vieni tu a dare luce al mio giorno
Trascinato sotto dall'onda
Ho rincorso il mondo nuovo
La tua mano tesa mi è apparsa
E adesso sto risalendo
Per favore non fermarti ora

Sono stanco.

La chiamo ed è scazzata.
E' scazzata e stanca. Pazienza, dico io, scazzato e stanco lo sono spesso anche io.
La chiamo sul tardi. E' scazzata e non ha pazienza. Le chiedo perché e mi risponde, mah..così.
Così cosa cazzo!
Sei stanca e lo capisco.
Sei scazzata e lo capisco.
Sei senza pazienza e proprio non lo capisco visto che IO di pazienza ne ho avuta a chilogrammi con te. Che un giorno le cose ti vanno bene e un giorno no e non si capisce mai il motivo. Che se non sono dolce significa che non mi interessi, ma se sono dolce divento appiccicoso.
Che se non rispondo al cellulare si vede che ho un'altra, ma se non rispondi tu avevi da fare.
Che se non sono propositivo sbaglio, ma appena mi capita qualcosa di bello e lo dico allora me la tiro.
Sono stanco.

venerdì, luglio 14, 2006

Il cane morde l'uomo.

Non voglio fare l'ipocrita moralista, ma mi è sorta una domanda.
Tra festeggiamenti per la vittoria del mondiale, testate e insulti, calciopoli, moggiopoli, vallettopoli (odio alla follia questi neologismi) e sentenze varie, che si sia accorta la gente che è scoppiata una guerra tra Libano e Israele?
Lo so che ormai una guerra in più o una in meno non fa più notizia, che è come quando è il cane a mordere l'uomo e non viceversa...però mi sembra davvero che non se ne renda conto nessuno.
Nemmeno io.

giovedì, luglio 13, 2006

Un sogno che credevo perso per sempre.

Quello sotto è l'esempio di un post in cui distillo tutta la mia parte romantica. Purtroppo, la mia parte romantica e la mia parte indecisa viaggiano a braccetto.
Io non so cosa mi devo aspettare dalla vita, so solo che ora non capisco se quello che ho è giusto.
Non capisco se certe fantasticherie, certi sogno sono normali o sono solo l'espressione di un disagio.
Oggi riesco a vedere una persona, in un sogno di tanto tempo fa che credevo di aver perso per sempre. Che speravo di aver perso per sempre.
Quel sogno per il quale, la mattina ti alzi in lacrime, sapendo che tutto ciò che ti potrà capitare nella vita non sarà nemmeno lontanamente avvicinabile alla bellezza di cui sei stato testimone nelle ore notturne.

Destino

Mi ha guardato fisso negli occhi. Ho avuto paura. Uno sguardo così azzurro non lo avevo mai ricevuto. Potrei perdermici dentro, pensai, ma non avvenne. Avevo i piedi ben piantati per terra e tanto bastò perché riuscissi a camminare oltre, a lasciarmela alle spalle.
Continuai per la mia strada, sperando che lei ritornasse sui suoi passi e mi prendesse per mano.
Volevo che si avvicinasse e mi sussurrasse dolcemente: vieni, è così che vuole il destino.

Diritto

Quando le cose mi andavano di merda, non potevo dirlo, perché pensavano tutti che fossi depresso o che mi atteggiasi a depresso. Pensavano che ero una persona negativa e che mi buttavo giù senza ragione.
Ora che le cose mi vanno discretamente bene, ho progetti, vedo cose e faccio gente, viaggeggio, mi propongo nuovi limiti da superare, ora che affronto le mie idee e cerco di portarle in porto, ecco, ora mi sento dire che me la tiro.
Ma me la tiro cosa!?!
Me la tirerei se dicessi che sono il più bello, intelligente, colto uomo sulla faccia della terra.
Non me la posso tirare se dico che qualcuno si è rivolto a me per farmi fare una recensione di un libro perché lui/lei crede di non esserne in grado.
Me la tiro se dico che sono stato scelto per rapprensentare l'italia a mister universo (il che non sarà mai vero) e aggiungo che non poteva che essere così.
Ma non me la posso tirare se dico che un professore ha ascoltato le mie idee e non me le ha cassate seduta stante.
Solo perché avete vissuto con il vecchio me per tutti questi anni non significa che io sia costretto a essere sempre uguale all'immagine che avete di me.
Solo perché continuavo a dire che in fin dei conti se mi avevano scelto per fare il master l'avevano fatto perché avanzavano posti (possibile) non significa che non debba essere contento se mi fanno viaggiare e mi lasciano esprimere le mie idee.
Ho caldo, mi sento un rutto mal riuscito, ho i capelli lunghi che implorano di essere tagliati, il mio conto in banca è anoressico e la mia famiglia a volte sembra che cerchi di farmi finire in manicomio. Ho un sogno talmente tanto grande e bello che mi vergogno addirittura di farlo e mi chiedo se mi è permesso oppure no, ho una fottuta paura di realizzare di essere una frode...POTRO' UNA VOLTA TANTO ESSERE CONTENTO DI QUELLO CHE FACCIO???!!!!

mercoledì, luglio 12, 2006

La panchina

Non conosceva quella città, ma ne aveva letto molto sui libri. Si sentiva sicuro. Sicuro che non avrebbe mai avuto di che sentirsi sorpreso.
"Niente andrà storto".
Se lo ripeteva come un mantra, una preghiera sotto voce o meglio, una ninna nanna. Si sentiva stretto da una morsa indescivibile, che solo lui riusciva a percepire. Si chiedeva come mai, nessuno al di fuori di lui, la sentisse.
Camminava a testa bassa, tra i palazzi di cemento, come se cercasse la risposta alle sue domande ai suoi piedi, come se, distrattamente, qualcuno prima di lui le avesse lasciate cadere a terra. Il cielo era di un azzurro sbiadito, una lastra di calore si era depositata pesantemente sulla città.
Questo, sui libri non c'è, pensava, e se c'è, le parole non lo rendono vero.
Consultava la mappa con crescente nervosismo. Da qualche parte, in una delle strade in vista, aveva assistito ad un assassinio. Verso pagina dodici, credeva di ricordare.
Il punto era, lo sapeva benissimo, che non poteva essere facile riconoscere il luogo del delitto.
Le scarpe diventavano sempre più pesanti. La camicia, scelta con cura per l'evento, era umida di sudore e si era incollata al corpo come una seconda pelle.
Nella piazza in cui stava ora, un'autobomba aveva fatto più di venti morti e un cecchino aveva abbattuto tre persone nello spazio di un respiro. Non era sicuro, forse, qualcuno aveva anche trovato l'amore.
L'amore non gli interessava, non ne sapeva molto. Era una di quello cose, come il calore, che le parole non rendono vive. Vedeva le persone innamorate, ma non riusciva a collegarle alle parole che gli scorrevano sotto gli occhi. Pensava, con un po' di fastidio, che ogni essere umano che ama debba per forza di cose essere almeno un po' diverso dagli altri. Non c'era modo di ingabbiarli in uno schema fisso.
Il palazzo di fronte a lui era crollato tre volte solo negli ultimi mesi. Aveva perso il conto totale delle distruzioni che lo coinvolgevano.
Passo dopo passo si era avvicinato alla meta.
Lì, la panchina c'era davvero.
L'aveva immaginata milioni di volte, la sera prima di andare a dormire. L'aveva cercata nei suoi sogni e lei era lì, come se fosse sta piazzata in quel luogo apposta per lui.
Su quella panchina, a pagina duecentoventitre il protagonista del suo libro preferito si era seduto ed era morto. Aveva immaginato quel momento per anni. Il momento in cui lui si sarebbe seduto su quella panchina e avrebbe fatto entrare il suo corpo nella storia di quel libro. Magari, con calma, avrebbe preso carta e penna e avrebbe scritto all'autore una lettera, tanto per fargli sapere che la panchina ora era anche un po' sua.
Estasiato, in preda a mille pensieri si avvicinò alla panchina e si sedette.
Si accorsero che era morto solo verso sera, la bocca spalancata e il sudore quasi completamente asciutto. La lettera che stava scrivendo gli era caduta dalle mani mentre con la sorpresa dell'ultimo respiro stava vergando la parola "fine".

Aria!!!

C'è un coperchio di calore che sovrasta la città e io ho l'impressione che berrò per intero la bottiglia da due litri comprata poco fa. Ho anche un'altra impressione. Quei due litri d'acqua diventeranno sudore.
Non so quanti gradi ci siano là fuori. Forse non sono i gradi il problema, forse sono io. Più invecchio più soffro il caldo. Ho anche dormito male. Questa notte, verso le tre, c'è stato un temporale. Credo sia stato breve, mi ricordo di essermi alzato, di aver staccato il modem e aver abbassato la persiana perché se pioveva mi si bagnavano dei vestiti messi vicino alla finestra.
Sembra una scena di vita vissuta.
L'aria che filtra lenta tra le stecche della persiana azzurra, che si fa strada e arriva a lambirmi i piedi. Ma non è così. Non c'era aria. Nemmeno con il temporale.
E quindi ora si soffoca.
Si soffoca.
Aria!!!

martedì, luglio 11, 2006

PO PO PO PO PO PO PO POO

PO PO PO PO PO PO POO
PO PO PO PO PO PO POO

sabato, luglio 08, 2006

La routine mi ammazza.

Oggi sono particolarmente scazzato.
In parte le ragioni sono sempre le stesse di un po' di tempo a questa parte. In parte le ragioni sono le stesse di sempre. MI è capitato di recente di fare un'esperienza bellissima, gratificante dal punto di vista professionale e ora mi sto chiedendo se per caso non stia sbagliando tutto.
Ho in ballo un investimento di almeno quattro anni della mia vita. Non saranno quattro anni statici, durante questo periodo lavorerò, ma continuerò ad essere precario e molto poco tranquillo.
Apparentemente alla mia ragazza la cosa non va molto a genio.
Anzi, direi che per una serie di motivi (alcuni dei quali li conosco) sembra che se per caso gli anni di investimento dovesserò iniziare il prossimo anno, lei contemplerebbe la decisione di lasciarmi di sana pianta. Non che non mi voglia bene, è solo che ha bisogno di sicurezza e anche che ha preso una strada diversa dalla mia.
Ho riletto le ultime righe, non è vero, non le ho rilette, mi sono solo reso conto di non aver scritto nulla di semplice da capire.
Diciamo che se va in porto una cosa questo settembre tutto rimane com'è. Se invece si rimanda al prossimo anno, allora fulmini e saette.
Io sono quasi certo di stare facendo la cosa giusta, certo non posso avere l'assoluta certezza, ma direi che ho intrapreso la strada giusta, e che questa strada mi possa anche lasciare fare ciò che dal punto di vista professionale mi interessa di più.
Quindi, ho il terrore di quello che potrà succedere questo settembre. Non mi sembra giusto che la mia ragazza mi faccia un ricatto psicologico del genere dicendo che alla mia età dovrei avere già tutto sistemato.
Lo so anche io che il tempo corre, ma vi dico una cosa, se nella vita non riuscissi a fare ciò che veramente mi stimola e mi piace e finissi magari in un ufficio anonimo a fare l'orario 9/17, beh, io credo che non sopravviererei molto. Penso che mi ridurrei in uno stato di depressione e poi chissà.
Lo so perché mi conosco. Tutto ciò che evolve mi appassiona. Le novità mi colpiscono e la routine mi ammazza.
Dovrei dirmi che la mia vita è più importante di qualsiasi ragazza al mondo.
Io però sono davvero preoccupato. Non credo di avere molte possibilità che la cosa vada in porto questo settembre, penso che l'anno che sta per iniziare (anno professionale, non coincide con nessun altra convenzione), mi porterà un sacco di soddisfazioni, viaggi e crescita. E penso che solo dopo quest'anno di apprendistato riuscirò a passare alla fase successiva.
Ecco cosa penso.
A fine settembre potrei essere single.

sabato, luglio 01, 2006

Yukimi

La musica mi fa male.
Ero sotto il sole, in pantaloncini corti, e già questo non dovrebbe farmi sentire a mio agio con il mondo. Stavo leggendo "The History of Love" della Krauss. E' un titolo del cazzo, pensavo fino a qualche tempo fa, ma poi mi sono ricreduto. E' un titolo come un alro e in quanto tale assume un senso.
Beh, stavo lì, seduto, sudavo e bevevo, sudavo e bevevo.
L'ipod mi aiutava a sottrarmi dal mondo circostante. Poi è arrivata l'idea malsana.
L'idea malsana è stata quella di mettere su un album dei Koop. Un album che mi è cresciuto dentro negli anni e che, all'inizio non mi piaceva per niente, mentre poi è cresciuto, cazzo se è cresciuto. Ho iniziato a capirlo, ad amarlo e ora lo temo.
E' un album veloce come un colpo di pistola. Un po' più di mezz'ora di musica. Quanto basta per fare una pausa dal mondo. Un album di fusione tra Jazz e musica elettronica.
Ecco, quell'album mi devasta l'anima, la sbrindella per bene. Mi fa sprofondare in uno stato di malinconia senza precendenti.
Ora, io sono malinconico di mio, non avrei bisogno di aiuti esterni per esserlo, l'album dei Koop è l'aiuto esterno non necessario.
Arrivati alla fine dell'album, yukimi si mette a cantare, no, non canta, è una voce angelica, qualcosa di etereo. La canzone parte e si sente la voce di yukino che piano piano mi entra nell'anima, si fa largo tra le scapole, entra da dietro a tradimento. Non avrei bisogno di quella canzone per essere malinconico, yukimi, cazzo, lo capisci!
Ed è brutto rendersi conto che la maggior parte delle canzoni che adore mi fanno sentire "miserable", quelle canzoni che sono restate negli anni mi fanno sentire malinconio, mi fanno sentire triste e vulnerabile, mi fanno sentire vicino a me stesso.
Ora, alla gente che ho attorno, alle persone che frequento, non va per niente bene che io sia triste e malinconico, si presume sempre che faccia una battuttaccia, magari volgare. Lo sguardo che fanno ogni volta che accenno a sondare l'anima delle cose, mi trancia in due.
Eppure, io lo so, la pura essenza del mio essere è la malinconia.
Yukimi l'ha capito. Lei canta alla mia malinconia. Alla mia e a quella di altri come me.
Bright nights è una di quelle canzoni che parlano solo ad una fetta del mondo. E solo quella fetta la ricorda e la capisce.