Yukimi
La musica mi fa male.
Ero sotto il sole, in pantaloncini corti, e già questo non dovrebbe farmi sentire a mio agio con il mondo. Stavo leggendo "The History of Love" della Krauss. E' un titolo del cazzo, pensavo fino a qualche tempo fa, ma poi mi sono ricreduto. E' un titolo come un alro e in quanto tale assume un senso.
Beh, stavo lì, seduto, sudavo e bevevo, sudavo e bevevo.
L'ipod mi aiutava a sottrarmi dal mondo circostante. Poi è arrivata l'idea malsana.
L'idea malsana è stata quella di mettere su un album dei Koop. Un album che mi è cresciuto dentro negli anni e che, all'inizio non mi piaceva per niente, mentre poi è cresciuto, cazzo se è cresciuto. Ho iniziato a capirlo, ad amarlo e ora lo temo.
E' un album veloce come un colpo di pistola. Un po' più di mezz'ora di musica. Quanto basta per fare una pausa dal mondo. Un album di fusione tra Jazz e musica elettronica.
Ecco, quell'album mi devasta l'anima, la sbrindella per bene. Mi fa sprofondare in uno stato di malinconia senza precendenti.
Ora, io sono malinconico di mio, non avrei bisogno di aiuti esterni per esserlo, l'album dei Koop è l'aiuto esterno non necessario.
Arrivati alla fine dell'album, yukimi si mette a cantare, no, non canta, è una voce angelica, qualcosa di etereo. La canzone parte e si sente la voce di yukino che piano piano mi entra nell'anima, si fa largo tra le scapole, entra da dietro a tradimento. Non avrei bisogno di quella canzone per essere malinconico, yukimi, cazzo, lo capisci!
Ed è brutto rendersi conto che la maggior parte delle canzoni che adore mi fanno sentire "miserable", quelle canzoni che sono restate negli anni mi fanno sentire malinconio, mi fanno sentire triste e vulnerabile, mi fanno sentire vicino a me stesso.
Ora, alla gente che ho attorno, alle persone che frequento, non va per niente bene che io sia triste e malinconico, si presume sempre che faccia una battuttaccia, magari volgare. Lo sguardo che fanno ogni volta che accenno a sondare l'anima delle cose, mi trancia in due.
Eppure, io lo so, la pura essenza del mio essere è la malinconia.
Yukimi l'ha capito. Lei canta alla mia malinconia. Alla mia e a quella di altri come me.
Bright nights è una di quelle canzoni che parlano solo ad una fetta del mondo. E solo quella fetta la ricorda e la capisce.
Ero sotto il sole, in pantaloncini corti, e già questo non dovrebbe farmi sentire a mio agio con il mondo. Stavo leggendo "The History of Love" della Krauss. E' un titolo del cazzo, pensavo fino a qualche tempo fa, ma poi mi sono ricreduto. E' un titolo come un alro e in quanto tale assume un senso.
Beh, stavo lì, seduto, sudavo e bevevo, sudavo e bevevo.
L'ipod mi aiutava a sottrarmi dal mondo circostante. Poi è arrivata l'idea malsana.
L'idea malsana è stata quella di mettere su un album dei Koop. Un album che mi è cresciuto dentro negli anni e che, all'inizio non mi piaceva per niente, mentre poi è cresciuto, cazzo se è cresciuto. Ho iniziato a capirlo, ad amarlo e ora lo temo.
E' un album veloce come un colpo di pistola. Un po' più di mezz'ora di musica. Quanto basta per fare una pausa dal mondo. Un album di fusione tra Jazz e musica elettronica.
Ecco, quell'album mi devasta l'anima, la sbrindella per bene. Mi fa sprofondare in uno stato di malinconia senza precendenti.
Ora, io sono malinconico di mio, non avrei bisogno di aiuti esterni per esserlo, l'album dei Koop è l'aiuto esterno non necessario.
Arrivati alla fine dell'album, yukimi si mette a cantare, no, non canta, è una voce angelica, qualcosa di etereo. La canzone parte e si sente la voce di yukino che piano piano mi entra nell'anima, si fa largo tra le scapole, entra da dietro a tradimento. Non avrei bisogno di quella canzone per essere malinconico, yukimi, cazzo, lo capisci!
Ed è brutto rendersi conto che la maggior parte delle canzoni che adore mi fanno sentire "miserable", quelle canzoni che sono restate negli anni mi fanno sentire malinconio, mi fanno sentire triste e vulnerabile, mi fanno sentire vicino a me stesso.
Ora, alla gente che ho attorno, alle persone che frequento, non va per niente bene che io sia triste e malinconico, si presume sempre che faccia una battuttaccia, magari volgare. Lo sguardo che fanno ogni volta che accenno a sondare l'anima delle cose, mi trancia in due.
Eppure, io lo so, la pura essenza del mio essere è la malinconia.
Yukimi l'ha capito. Lei canta alla mia malinconia. Alla mia e a quella di altri come me.
Bright nights è una di quelle canzoni che parlano solo ad una fetta del mondo. E solo quella fetta la ricorda e la capisce.

2 Comments:
adesso la cerco e vediamo se faccio parte di quelle persone che possono ascoltarla :) Umi
Fammi sapere, magari la reputi una cazzata.
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